Recensioni

Brothers: recensione del film con Gyllenhaal, Portman e Maguire

La storia di due fratelli travolti dal dramma della guerra e dalle incomprensioni familiari

Recensione di Brothers (Fratelli). Brothers è un film del 2009 diretto da Jim Sheridan; si tratta del remake della pellicola danese Non desiderare la donna d’altri, di Susanne Bier, di cinque anni prima. Racconta di come la vita della famiglia Cahill sia stata stravolta a causa della guerra. Infatti il marito, tornato alla quotidianità dopo i traumi vissuti, non sarà più lo stesso. Il regista ha diretto anche il biografico Nel nome del padre con Daniel Day-Lewis. Il segreto, presentato al Toronto International Film Festival del 2016 e con Rooney Mara nel cast. Dream House con Daniel Craig e Rachel Weisz. Nel 2010 Fratelli è stato candidato ai Golden Globe per miglior attore protagonista grazie a Tobey Maguire, e per miglior canzone originale con Winter degli U2.

(Sam) Io ho visto la fine della guerra, ma la domanda è: potrò tornare alla vita?

Indice

La trama

Midwest, 2007. Sam Cahill è un giovane capitano dei Marines degli Stati Uniti, comandante di un gruppo di soldati; è sposato con Grace, sua compagna dal liceo, e ha due figlie, Isabelle e Maggie. Mentre suo fratello minore Tommy esce di prigione, dove era stato rinchiuso per aver commesso una rapina a mano armata, Sam parte per un quarto turno di servizio in Afghanistan. È creduto morto per un periodo, ma poi fa ritorno dalla sua famiglia. Tuttavia gli equilibri sono cambiati, così come le persone.

Il cast

Tobey Maguire interpreta il capitano Sam Cahill, un uomo ligio al dovere, in grado di agire a mente lucida anche nelle situazioni peggiori. È considerato uno dei marine più capaci del reggimento e ha una famiglia che lo ama. Nonostante non appoggi lo stile di vita di suo fratello, lo aiuta quando può ed è legato ai genitori. A casa però non riesce a ritornare alla routine e mostra segni di squilibrio mentale. Maguire ci restituisce un personaggio serio e rispettabile, ma anche uno tormentato dalle colpe e fortemente traumatizzato. Tramite lo sguardo è riuscito a comunicare un ampio spettro di emozioni umane, regalandoci un’ottima performance. Lo abbiamo visto anche nella trilogia di Spider-Man, nello scoppiettante Il Grande Gatsby e in Voglia di ricominciare a fianco di Leonardo DiCaprio. Infine citiamo il cult Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam.

Natalie Portman veste i panni di Grace Cahill, bellissima moglie di Sam. Dolce e protettiva con le figlie e il marito, si ritrova spaesata e confusa quando l’altro non gli da modo di capire cosa sia successo di tanto traumatico in guerra. È una donna forte e legata ai valori familiari, desiderosa di protezione. Se l’abilità recitativa della Portman è una certezza, citiamo alcune delle pellicole alle quali ha partecipato. Il recente Vox Lux presentato al Festival del cinema di Venezia 75, il biografico Jackie sulla storia della signora Kennedy e tre episodi del celebre Star Wars. La abbiamo apprezzata nell’horror Il cigno nero, lo storico L’altra donna del re e il comico Zoolander.

Jake Gyllenhaal è Tommy Cahill, fratello di Sam, sregolato e senza un punto fisso nella vita. Una volta uscito di prigione, le sue giornate passano tra una bevuta al bar e un litigio con il padre severo. Tommy sa che non è lui il figlio preferito e lotta ogni giorno per non convincersi di valere davvero poco, come gli ripete il genitore. Il suo carattere forte gli permette però di rialzarsi sempre e decide di aiutare Grace e le bambine quando Sam viene dichiarato morto. Matura nel corso della storia e diventa chi voleva essere, dimostrando l’importanza di dare una seconda chance. Abbiamo visto Gyllenhaal nel thriller Zodiac di David Fincher e nell’avventuroso Everest con Josh Brolin. È il protagonista di Stronger e impersona il cacciatore di taglie Hermann in I fratelli Sisters.

Gli orrori della guerra

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Seppure trattato in maniera velata, il tema della guerra si fa sentire ed è la causa degli atteggiamenti dei personaggi. È stata il motivo per cui il padre dei Cahill ha sempre elogiato Sam, che ha intrapreso la sua stessa carriera militare, disapprovando l’irresponsabilità di Tommy. Ha cambiato profondamente Sam, ancora memore degli orrori provati per lunghi mesi nelle mani del nemico. Ha fatto riflettere Grace, lontana dal marito, che addirittura considerava morto non sapendo fosse prigioniero. Un conflitto che non presenta vincitori, ma solo uomini ossessionati dalla morte e dalla smania di potere, intrappolati in differenze culturali e credenze che non hanno fatto altro che metterli gli uni contro gli altri. Ma a quale scopo? Il film ci fa pensare che la brutale violenza degli afghani nei confronti degli americani, come quella degli americani verso i loro compatrioti, sia sintomo di un mondo marcio.

Un mondo nel quale essere buoni è difficile, quasi impossibile; fare la cosa giusta e sacrificare i propri legami per qualcosa di superiore (come la fedeltà di Sam verso la patria) è doloroso, complicato. Per questa ragione Sam non riesce a togliersi dalla mente la violenza che è stato costretto a compiere sul terreno talebano; le notti insonni sono piene di incubi avverati, la paranoia e gli scatti d’ira lo hanno accompagnato anche nella sua tranquilla quotidianità americana. Chi può davvero considerarsi un sopravvissuto? Chi non ha trovato la morte sul terreno nemico ed è tornato a casa, forse. Ma con occhi che non vedono più come prima, dopo essere stati all’inferno. La storia tratta la guerra dapprima sfiorandola, poi mostrandoci spaccati di vita sul campo e infine obbligandoci a sederci e a guardare. Guardare gli effetti sulla psiche umana, sulle relazioni e sulla propria personalità.

Brother, sangue del mio sangue

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I rapporti tra fratelli non sono mai stati un argomento semplice da trattare; positivi e fatti di sostegno reciproco, deleteri e burrascosi, appartengono ad ogni famiglia. I Cahill sono come chiunque altro: nati dagli stessi genitori ma completamente diversi. Sam è responsabile, impassibile e sa sempre quale sia la cosa giusta da fare. Tommy è imprevedibile, volubile e non ha grandi piani per il futuro. Nonostante l’astio del padre nei confronti di Tommy, i due fratelli provano a mantenere buoni rapporti, e sarà per questo che quando Sam è creduto morto, Tommy decide di aiutare la sua famiglia. Grace e le bambine si sentono perdute ed abbandonate, ma grazie al cognato riprendono a sorridere, percepiscono la sua volontà di proteggerle e sostenerle in un momento difficile.

Dopo mesi dalla presunta morte del marine, Grace e Tommy hanno imparato ad apprezzarsi e scoprono di provare qualcosa l’uno per l’altra. Sembra che la famiglia perfetta si sia ricomposta alla perfezione, con l’unica (e poco trascurabile) differenza che è stata sostituita la figura maschile. L’equilibrio dapprima precario ma poi sempre più solido che hanno faticato a creare insieme si trova minato dall’improvviso ed inaspettato ritorno di Sam.

Traumatizzato per le azioni compiute e lontano da casa per così tanto, sente di aver perso la complicità con le bambine ma soprattutto con la moglie. Diventa paranoico e crede che tra lei e il fratello possa esserci stato del tenero. Non si fida più di nessuno e le notti vaga solitario e tormentato dai demoni interiori per le strade del Midwest. Crede di aver superato l’inferno vissuto grazie alla sua ferrea formazione da soldato, ma sotto la divisa batte un cuore fragile e bisognoso di aiuto, che non riesce a chiedere. Farsi supportare dal sangue del tuo sangue sembrerebbe la strada più logica. Ma quando deriva proprio da lì una delle cause del tuo dolore? Questa storia parla di rapporti familiari che si sciolgono e ricuciono e della capacità di riconoscere i punti saldi nella nostra vita, quelli davvero importanti.

Gli occhi non mentono

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In Brothers lo sguardo è fondamentale: quando Grace scruta Sam, riesce a riconoscerne ogni singola emozione che lo pervade. Comprende subito che non si sente bene con se stesso, una volta tornato a casa. Cerca di confortarlo e condividere il suo dolore, ma all’inizio l’uomo non glielo permette, chiudendosi nel guscio che si era costruito per sfuggire al dolore della guerra. È Sam a non vedere più negli occhi di Grace; non riesce più a fidarsi come un tempo e guardando le bambine pensa solo alla rigida educazione, non alla tenerezza e al gioco ai quali le aveva abituate. I coniugi si osservano e comunicano tramite gli occhi, ma anche quelli espressivi di Tommy sono implicati nella vicenda.

Quando Grace e quest’ultimo si accorgono di provare un piccolo sentimento, si guardano e decidono tacitamente che non si può. Quando i due Cahill si fissano durante una furiosa litigata, gli occhi di Tommy spaventati e speranzosi, quelli di Sam folli e spiritati, le parole non servono più. Si lascia il posto alla comunicazione non verbale, alla connessione spirituale ed emotiva presente tra i personaggi. Tutti usano l’espediente dello sguardo “comunicativo” per interagire con gli altri, anche le bambine, perché se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, non possono mentire.

Considerazioni tecniche di Brothers

La pellicola è suddivisa tra due mondi: quello americano con ambientazioni rassicuranti e familiari, e quello afghano, distese di terra polverose e macerie. Se la logica dei colori avrebbe portato a scegliere tonalità calde per le scene più o meno felici in America e colori freddi per quelle in terra straniera, decisamente dolorose e violente, in realtà qui accade il contrario. Una saturazione fredda fa da filtro a tutta la parte di storia nella quale sono presenti Grace, le figlie e Tommy. Sam invece sembra invaso dal calore del sole e dal giallo, dall’ocra; colori vibranti che non rispecchiano l’emotività dei personaggi. Sono presenti poi molte scene notturne, illuminate dalle luci fioche dei lampioni e delle candele, per attribuire più importanza alla mimica facciale dei personaggi, indagata da vicino.

I tempi morti e i silenzi son evidenziati: mostrano il dolore, la difficoltà, ma anche la gioia, la tensione che i personaggi stanno vivendo sullo schermo. Il tempo del racconto spesso equivale a quello della storia, e infatti per tutta la prima parte del film, il ritmo risulta un po’ lento. Infine Brothers è il remake del film di Susanne Bier Brødre. Se la storia è rimasta la medesima, i nomi dei personaggi sono stati modificati, dando loro una familiarità più americana, rispetto a quelli in versione danese. Il titolo italiano per il film della Bier rimanda immediatamente ad un contesto biblico, dato che Non desiderare la donna d’altri è il nono comandamento consegnato a Mosè.

Una legge da rispettare con ferrea forza di spirito e con rispetto, punti sui quali Sam sembra basare l’intera vita. Il film ha il merito di riuscire a parlare di problemi pubblici (la guerra, il terrorismo, il bene della patria) attraverso quelli privati, di una famiglia qualsiasi, che ha provato sulla propria pelle il risultato dei conflitti. A chiarire il fatto che non viviamo più in un tempo di eroi.

Brothers

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Interpretazioni superlative
  • Tematica delicata ma importante

Lati negativi

  • Lento nella prima parte

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